Pubblicato il 20. giugno 2018

Selezionare il candidato giusto

Selezionare il candidato giusto grazie a consulenti madrelingua

Intervista a Lorella Pedinotti, Amministratore Delegato di Westhouse Italia

Elisabetta de Luca

Westhouse, azienda leader nel settore delle Risorse Umane per specialisti e dirigenti nei settori dell’IT, ingegneristico e commerciale, con headquarter a Monaco di Baviera è presente in Italia con cinque sedi. Grazie alla necessità di qualsiasi azienda, piccola o grande che sia, di dialogare con l’estero e alla collaborazione con le Università attrae in Italia persone provenienti da tutto il mondo che si trasferiscono nel nostro Paese per lavorare: quasi un ossimoro nella patria dei ‘cervelli in fuga’. La società di recruitment abbatte così le barriere linguiste e aiuta le aziende nella selezione del candidato ideale.

Il mercato del lavoro è in rapida trasformazione ed è in atto un enorme ‘turnover di competenze’ a livello mondiale. Secondo il World Economic Forum di Davos, infatti, entro il 2020 si prevede la perdita di 7,1 milioni di posti di lavoro, la maggior parte nei ruoli amministrativi. Ma, ci sarà anche un incremento fino a 2 milioni di posti di lavoro nelle professioni del settore delle tecnologie, della matematica e dell’ingegneria. L’occupazione digitale è in crescita anche in Italia: secondo il Report Confcooperative-Censis 4.0 la scelta di chi già lavora nel futuro, negli ultimi cinque anni gli occupati sono aumentati del 52% nel segmento più qualificato dell’ICT, mentre le richieste di nuove professionalità sono cresciute del 30% ogni anno. Email Marketing Manager, Sales Lead Generation, Chief Digital Officer, Cyber Security Manager, Data Protection Officer, sono le figure professionali più richieste. Se negli ultimi anni la trasformazione digitale spinge sull’acceleratore più che mai, è anche vero che non è un cambiamento di rotta partito da poco. Sin dai primi anni 2000 la tecnologia è entrata nelle aziende (e nelle case) trasformando radicalmente il lavoro (e i costumi). Westhouse, azienda leader nel settore delle Risorse Umane per specialisti e dirigenti nei settori dell’ICT, ingegneristico e commerciale, specializzata in head hunting di profili “difficili da trovare”, tutto questo lo sa bene e sin dalle origini. È stata fondata, infatti, a Monaco di Baviera, in Germania, nel 2002 da Markus Steinbeisser e Bernhard Plecher che, come accade in molte imprese di successo, hanno aperto il primo ufficio in uno spazio piccolissimo (appena 24 metri quadrati). I fondatori venivano da una lunga esperienza in SAP, dove avevano sviluppato significative conoscenze nell’ambito IT, ma soprattutto aveva dato loro un osservatorio privilegiato rispetto alle esigenze delle aziende.

Oggi Westhouse è in continua espansione e ha 13 filiali a livello internazionale. In Italia è presente con cinque sedi: Milano, Bologna, Verona, Roma e Pesaro. In quest’ultima città ha la sede operativa. Ed è da qui che Lorella Pedinotti, Amministratore Delegato di Westhouse Italia, risponde alle domande di Persone&Conoscenze.

Ha cominciato la sua carriera in Westhouse nel 2003, in Germania, quindi ha visto nascere e sviluppare la società…

Sono arrivata in Westhouse poco dopo la sua nascita, dovuta all’intuizione di due esperti di ERP che,lavorando su scala mondiale in grandi aziende, erano costretti a rivolgersi alle agenzie interinali inglesi per trovare figure professionali molto esperte in ambito IT o C-level. Ecco perché consapevoli della necessità crescente anche in Europa hanno deciso di sviluppare questo business in Germania. In particolar modo, Westhouse si è specializzata nel ricerca di esperti freelance per determinate esigenze, nel Temporary Placement e Staff Leasing, ossia per la selezione di personale per un periodo di tempo limitato, nella ricerca e selezione e head hunting a supporto di tutte le necessità del cliente. Oggi, Westhouse è in grado di gestire i contratti di lavoro a 360 gradi, rispettando le esigenze contrattuali dei clienti sempre più innovativi e all’avanguardia.

Quando è arrivata Westhouse in Italia?

Siamo in Italia dal 2009: ho gestito personalmente l’apertura della legal entity italiana. Come Amministratore Delegato di Westhouse Italia coordino le cinque sedi nel nostro Paese, per un totale di circa 50 dipendenti. Attraverso le sedi di Milano, Bologna e Roma, Verona e Pesaro siamo in grado di coprire le necessità su scala nazionale e, grazie alle conoscenze linguistiche dei nostri consulenti, riusciamo a soddisfare dall’Italia esigenze su scala mondiale.

Quanto è importante la conoscenza dei mercati esteri anche per le aziende italiane, piccole o grandi che siano?

Con la digitalizzazione, tutte le imprese, al di là della grandezza, hanno la possibilità di operare all’estero. Definiamo per questo i nostri clienti “senza frontiere”. E le frontiere da superare a volte sono anche le barriere linguistiche. Per questo, una delle peculiarità maggiormente distintiva di Westhouse è la presenza di consulenti madrelingua in base al mercato cui sono affidati: per esempio abbiamo consulenti russi per la Russia, finlandesi per la Finlandia, cinesi per la Cina e così via.

Dunque, le persone di Westhouse rompono il cliché per cui gli italiani emigrano all’estero per lavorare. Accade anche il contrario?

Certo, nelle nostre aziende ospitiamo persone provenienti da tutto il mondo trasferitesi in Italia per lavorare. Ci facilita in questo la vicinanza con l’Università di Urbino che ogni anno annovera un gran numero di studenti stranieri che poi trovano nella nostra realtà un ottimo sbocco lavorativo. Inoltre, collaboriamo con le università straniere attraverso il programma Erasmus Placement: per un minimo di tre sino a un massimo di sei mesi arrivano in azienda giovani pagati dall’Università per lavorare con noi. I più bravi entrano a far parte del nostro team.

Chi sono i vostri clienti e quali figure professionali ricercano?

Lavoriamo soprattutto con aziende medio grandi, all’avanguardia nell’ambito dell’innovazione, imprese che hanno capito che per avere successo devono digitalizzarsi, devono adeguare i loro prodotti all’Internet delle cose (IoT), rivedere i loro processi in ottica 4.0 e, soprattutto, rimanere sempre aggiornati. Selezioniamo per loro persone con competenze particolari, da inserire nei team di Ricerca e Sviluppo per esempio, sia in maniera permanente sia con contratti temporanei o in somministrazione. Selezioniamo solo gli esperti più appropriati e i profili professionali certificati e per ogni candidato inviamo un riepilogo sulle competenze utile nelle scelta in base alle esigenze. Un esempio? Un’azienda ha bisogno di un esperto di cyber security per verificare che i protocolli di sicurezza siano efficaci, Westhouse è in grado di trovare la persona giusta in base alle esigenze del cliente. L’esempio calza a pennello perché tra le figure più ricercate ci sono proprio gli esperti di cyber security, oltre ai data protection officer, i programmatori IoS e Android. Ancora molto richiesti sono poi il web developer specializzato in Java, i sistemisti e i consulenti Sap.

Come conciliate professionalità che spesso lavorano in maniera autonoma con le esigenze aziendali?

Ogni cliente viene seguito da un consulente specializzato nel settore d’appartenenza e questo gli consente di  comprendere davvero quali sono le esigenze del cliente. A questo punto utilizziamo il nostro data base, particolarmente fornito, e la nostra rete di contatti per selezionare il candidato ideale. Sottolineo la parola selezionare utilizzata al posto di ricercare, perché da questo si evince cosa ci distingue dai competitor: grazie alle nostre competenze, infatti, siamo in grado di trovare la persona giusta e non una serie di curriculum in linea. Inoltre, siamo accreditati presso Forma.temp, il Fondo Formazione lavoratori in somministrazione, e con le aziende attiviamo corsi per l’acquisizione di competenze specifiche nell’ambito delle nuove tecnologie. Questo ci consente di avere il polso delle necessità delle imprese.

Come accrescete il numero di candidati?

Siamo particolarmente attivi sui social, pubblichiamo annunci mirati e scriviamo su blog tecnologici. Ma, soprattutto, partecipiamo a eventi formativi dedicati al mondo IT, dove abbiamo la possibilità di incontrare
numerosi esperti da un lato e dall’altro persone che decidono di aggiornare le proprie competenze, ciò vuol dire
che sono proattivi e desiderosi di essere in linea con le esigenze del mercato: soft skill molto importanti.

A proposito di competenze, a quali guardate maggiormente?

Le competenze linguistiche, non solo l’inglese, sono fondamentali. Inoltre, l’essere aggiornati, aver fatto esperienza internazionale, avere sempre un occhio vigile sulle nuove tecnologie, partecipare a webinar on line, informarsi anche nel tempo libero, prendere parte a eventi tecnologici. Poi, essere persone flessibili, disposte a viaggiare, proattive e con una forte spinta verso l’innovazione.

L’aggiornamento delle competenze è un’esigenza anche interna?

Lavorare nell’ambito IT, soprattutto oggi, significa che bisogna aggiornarsi davvero in maniera continua. Ecco perché abbiamo pensato ai “Giovedì delle new technology”: incontri settimanali cui partecipano tutti i nostri consulenti dove le persone più esperte raccontano, in 30 minuti, quali sono le ultime novità di settore. Lo scopo è sviluppare le curiosità, nella convinzione che la formazione delle risorse è il nostro punto forte. Abbiamo a cuore la crescita professionale dei nostri dipendenti ecco perché abbiamo avviato un progetto per potenziare le competenze manageriali di un gruppo ristretto di persone, High Potential Path Program, lavorando con loro sulla leadership, l’autoformazione e altre soft skill. Organizziamo, inoltre, eventi aziendali per sviluppare il team bulding e trasmettere alle nostre persone i valori societari, ossia velocità e alta qualità, ma anche la strategia e la corporate identity perché i
nostri dipendenti si trasformino in un partner e un informatore, più che in un consulente per i nostri clienti.

Un consiglio per chi è in cerca di un’occupazione, valido anche per chi ha già un impiego?

Il mio consiglio è investire sulla propria formazione, perché in un mondo che cambia così velocemente non è più l’esperienza, ma lo sguardo verso il futuro a fare la differenza. Per questo bisogna costantemente adeguare le proprie competenze.

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